Il palazzo delle lacrime a Berlino

(post precedentemente pubblicato qui)

Si calcola che dal 1949 al 1961 (anno in cui fu costruito il muro) circa 2,8 milioni di cittadini lasciarono la DDR. Di questi circa 1.700.000 attraverso Berlino.

Per evitare questo crescente numero di fughe, tra la notte del 12 e del 13 agosto 1961 iniziarono i lavori per la costruzione del muro che divise la capitale fino al 1989.

All’inizio del 1961 l’architetto Horst Lüderitz fu incaricato di progettare la costruzione di una sala di accoglienza per i cittadini dell’ovest che si recavano in visita nella repubblica democratica tedesca. Questo padiglione doveva trovarsi presso la stazione di Friedrichstraße, nel quartiere centrale di Mitte, allora nella Berlino Est. Da qui partivano S-Bahn, U-Bahn e treni a lunga percorrenza che collegavano le due Germanie. In seguito però alla costruzione del muro, il progetto cambiò funzionalità e da luogo di accoglienza divenne luogo di separazione.

Il palazzo della lacrime, così denominato dai berlinesi perché li costringeva alla separazione dai propri cari, era l’area doganale e di controllo per coloro che lasciavano la DDR. Già prima di accedere all’edificio, alcuni membri della Volkspolizei eseguivano un controllo dei documenti e lasciavano passare soltanto quelli che erano in regola. Chi non era in possesso di un permesso di viaggio doveva rimanere al di fuori dell’edificio, quindi i congedi tra amici e parenti dovevano avvenire all’esterno.

A questo primo controllo seguiva quello doganale dei bagagli. Non era permesso portare marchi della DDR all’ovest. I viaggiatori dovevano quindi prima del loro viaggio versare i restanti soldi (in genere si trattava di importi inferiori ai 10 marchi) in un conto presso la banca di stato. Al viaggio successivo avrebbero potuto prelevare l’importo versato. All’interno della stazione di Friedrichstraße si trovavano poi negozi Intershop che vendevano prodotti della DDR e qui avrebbero potuto pagare invece con DM (marchi della BRD).

Dopo il controllo doganale ne seguiva uno molto più accurato dei documenti. Qui i viaggiatori erano divisi in tre categorie: cittadini di Berlino Ovest, cittadini di Berlino Est e ancora cittadini della BRD con tutti gli altri stati. I cittadini degli altri stati avevano anche l’opzione di lasciare il paese attraverso il Check Point Charlie, che si trovava comunque nella Friedrichstraße.

I viaggiatori, suddivisi quindi in queste categorie, dovevano entrare in cabine strette e lunghe dove un funzionario eseguiva un controllo meticoloso. Tramite varie telecamere i passeggeri venivano costantemente controllati alla ricerca di tipi sospetti. Terminati questi controlli, che potevano durare ore, si poteva quindi accedere alla stazione adiacente e lasciare infine la DDR.

Caduto il muro questo palazzo perse la sua funzione e dal 1990 fu usato per eventi, club e come discoteca. Dal 2011 è invece diventato luogo della memoria e ospita una mostra permanente intitolata GrenzErfharungen. Alltag der deutsche Teilung (Esperienze di confine. Quotidianità nella Germania divisa).

La mostra raccoglie documenti personali e originari del tempo, e vari reperti e informazioni su come veniva addestrato il personale adibito ai controlli. Sono anche narrate alcune storie personali, di cittadini che scapparono dalla DDR o che per anni furono divisi.

La visita è gratuita e potete anche usufruire di una audioguida in italiano. Maggiori informazioni le trovate direttamente sul sito.

Berlino è piena di musei e mostre gratuite riguardanti la divisione e io vi consiglio, piuttosto che andare nei musei privati come quello della DDR o quello al Check Point Charlie, di visitare questi.

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